Oggetti d'arte

"La Parmense anch'essa non era forse ad una e pinacoteca e museo, com'altre biblioteche lo sono tuttodì?" Così scriveva nel 1868 Federico Odorici, direttore della Biblioteca, a Pietro Martini, segretario dell'Accademia di belle arti, nell'ambito della polemica accesasi per la richiesta e l'ottenimento da parte del bibliotecario di una serie di quadri. Non meraviglia trovare tra il ricco patrimonio della Palatina dipinti, busti, rilievi in cera, matrici di rame, globi celesti e sfere armillari, vasi e anfore di gesso. Di valore iconografico e storico oltre che artistico, ammiriamo ritratti farnesiani, ritratti dei Borbone, le effigie dei collezionisti che hanno dato lustro alla Biblioteca con i lasciti delle loro librerie, i busti dei bibliotecari che si sono succeduti alla sua guida. Diverse sono le provenienze, in momenti diversi della storia della Parmense.

Probabilmente da ascrivere allo studio di Jean Baptiste Boudard è il busto in terracotta di Paolo Maria Paciaudi, gravemente danneggiato nel 1944  a causa dei bombardamenti di parte della Pilotta, ora nella versione che ha finito per conferirgli il restauratore Carlo Crovi. L'opera, in cui il padre teatino appare a mezzo busto con l'abito religioso, potrebbe essere il bozzetto in terracotta per un busto in marmo del quale riferisce Boudard nella sua Memoire del 30 marzo 1768 e fu portato in Biblioteca nel 1787, due anni dopo la morte del Paciaudi.

Attribuito a Laurent Pecheux, è il ritratto di don Ferdinando di Borbone giovane, databile per l'età del soggetto al 1765, a tre quarti di figura con marsina rossa ricamata a fiori d'oro, fascia azzurra e Toson d'oro, forse sin dall'origine destinato alla Parmense - inaugurata proprio dal giovane duca dopo la morte del padre (1765) - come sembrano confermare i rapporti di stima e di amicizia intercorsi tra Paciaudi e il pittore Pecheux.

È un dono di Sofia Bulgarini Porta del 25 giugno 1844 il ritratto di Michele Colombo, opera del pittore bresciano Luigi Basiletti. Colombo giunse a Parma nel 1796 come istitutore di Giovanni Bonaventura Porta. La vedova di questi nel 1843 vendette alla Parmense la libreria Colombo già acquistata dal marito, a cui aggiunse il ritratto l'anno successivo.

Antonio Canova, Erma di Maria LuigiaDalle soppressioni  degli ordini religiosi arriva in Biblioteca nel 1810 il ritratto del benedettino Gregorio Coppini. Attribuito a Giusto Susterman, il dipinto, che ritrae il  priore al naturale di tre quarti con indosso l'abito monastico della Congregazione benedettina e fra le mani una lettera di grande formato, passò, a seguito delle soppressioni napoleoniche, dal Convento di S. Giovanni a S. Maria del Quartiere, da dove fu depositato nella Biblioteca Parmense, acquisito insieme ai libri conventuali dal bibliotecario Angelo Pezzana membro della commissione per la scelta degli oggetti d'arte.

Sempre dal Convento di San Giovanni, nello stesso 1810 entrano in Biblioteca due globi grandi, terrestre e celeste, di Mattheus Greuter,  dei quali quello celeste, edito a Roma nel 1636, è l'unico rimasto. Andavano ad aggiungersi a sei pezzi già presenti in Biblioteca, due sfere armillari piccole, Tolemaica e Copernicana e quattro globi piccoli, due celesti e due terrestri, dei quali resta solo una sfera armillare di Didier Robert de Vaugondy, realizzata a Parigi nel 1753.

Nel salone Maria Luigia campeggia maestosa l'Erma di Maria Luigia, commissionata ad Antonio  Canova nel 1821 per volontà degli Ufficiali del Reggimento in segno di devozione per la Sovrana. Il busto colossale raffigura la duchessa con le stesse sembianze della Concordia, il capo cinto da un largo diadema e coperto da un manto che si sviluppa sopra le spalle fin dove arriva il marmo. Secondo il volere dei committenti l'Erma fu collocata, subito dopo l'arrivo a Parma della sovrana il 7 luglio 1822, nella nicchia in fondo alla Galleria dell'Accademia di Belle Arti, per poi essere donata alla Biblioteca Parmense nel 1875 e posta nella Sala di lettura a Maria Luigia dedicata, dove ancora oggi si ammira.