L'Ottocento - Pezzana e lo sviluppo

 soffitto

Nel gennaio 1804 per volontà dell'Amministratore francese dei Ducati, Moreau de Saint-Méry, veniva assunto in biblioteca come segretario Angelo Pezzana, che, divenutone direttore, la reggerà fino al 1862: un lungo periodo in cui le sorti della biblioteca vanno di pari passo con le vicende politiche della città di Parma che dal dominio francese passa nel 1818 sotto la ducea di Maria Luigia d'Asburgo, una sovrana liberale che ebbe a cuore questo luogo di cultura, favorendo l'accrescersi del suo patrimonio e l'ampliarsi delle sue sale, nonché il loro abbellimento.

Dal primo gennaio 1818 divenuta la Biblioteca "Ducale", ovvero tornata ad essere mantenuta con i fondi del Tesoro ducale, Pezzana non solo riuscì ad acquistare al minuto per l'ordinario incremento e aggiornamento le migliori opere antiche e moderne che le mancavano, ma riuscì ad assicurarle importanti fondi manoscritti e a stampa: la Libreria dell'orientalista Giovanni Bernardo De Rossi, i manoscritti Albergati-Capacelli, le Carte Casapini, le Raccolte di disegni e incisioni di Massimiliano Ortalli e di Raffaele Balestra, le biblioteche di Bartolomeo Gamba, di Michele Colombo e di Giovanni Bonaventura Porta, il materiale tipografico-fusorio di Bodoni, la Raccolta ebraica Stern-Bisliches.

Divideva i libri in cinque grandi classi: Teologia, Giurisprudenza, Scienze e arti, Belle-Lettere, Istoria; continuò il "Catalogo volante" del Paciaudi fino agli anni Quaranta, mettendo mano anche ad un Catalogo alfabetico stabile, ovvero a volumi, e provvedendo a compilare un Catalogo per materie.

Per riporre onorevolmente la Libreria De Rossi, ottenne di poter allestire con scaffalature e decori consoni un locale realizzato nel 1820, e di poter costruire tra il 1830 e il 1834 un'ampio e luminoso ambiente, oggi adibito alla lettura, il "Salone Maria Luigia", capace di contenere circa 26.000 volumi; così come nell'ambito della politica della Sovrana favorevole anche alle arti figurative si trovano le motivazioni degli  affreschi di soggetto dantesco realizzati da Francesco Scaramuzza tra il 1841 e il 1857 nella "Sala del Bibliotecario", l'attuale "Sala Dante".

Succedeva a Pezzana Federico Odorici, che dal 1862 al 1876 operò sotto il nuovo regime unitario, preoccupandosi di far fronte alle continue richieste governative di informazioni soprattutto sulla consistenza patrimoniale della Biblioteca, declassata da "Nazionale", seppure di un piccolo Stato, a istituto bibliografico periferico. Sotto la sua direzione nel 1865 venne acquisito il Fondo Palatino, la biblioteca privata dei duchi Borbone-Parma, una ricca raccolta di preziosi manoscritti e rari volumi a stampa. All'Odorici si deve la prima redazione di una storia della Biblioteca e il riordino del Fondo manoscritto parmense con la redazione, realizzata insieme al suo stretto collaboratore Luigi Barbieri, del relativo Catalogo.

Pietro Perrea, redattore del Catalogo dei manoscritti ebraici posseduti dalla Biblioteca, oltre ai derossiani, la diresse dal 1876 al 1888, lasciandole un  copioso fondo di manoscritti e libri a stampa.

Con Luigi Rossi (1888- 1893) veniva trasferito nel 1889 il materiale bibliografico manoscritto e a stampa a carattere musicale nella appena istituita Sezione musicale della Biblioteca.